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Avete visto che data è oggi?
“Guarda nonno, ho trovato un giornale d'epoca!”.
“Ma davvero? e cosa c'è scritto in prima pagina?”
“Aspetta che leggo...: Lazio - Chelsea 0-4, allo stadio solo il calcio inglese”.
“La Lazio? Guarda che sbagli l'articolo, semmai "il Lazio", è una regione dell'Italia! Lo stadio? Stesso errore, semmai "Gli Stadio", un gruppo nemmeno troppo famoso di quando ero giovane io. Il calcio? Beh, quello era uno sport, oggi è solo un elemento della tavola periodica, la stessa che studi di nelle ore di chimica”.
“E il Torino?”
“Beh, quella era una squadra di calcio, la prima di una città, una volta omonima, oggi chiamata Giuventus City. Sai com'è, l'evoluzione, in principio si chiamava Augusta Taurinorum, poi diventò Torino. Pensa che da gagnu andavo tutte le domeniche a vederlo giocare in casa, poi di sabato sera quando scendemmo in B, quindi la domenica mattina quando retrocedemmo in serie C”.
“Ma come, proprio la domenica mattina?”
“Sì, perché un dirigente allora di punto in bianco decise che la serie C dovette di colpo diventare una sorta di campionato Primavera dei grandi. Allora la tv pagava un sacco di soldi, ma solo a poche squadre, talmente poche che tutte le altre si estinsero pian piano, emarginate a tal punto che la loro massima aspirazione divenne il titolo di campione Primavera. In ventiquattr'ore ore di palinsesto televisivo rimanevano libere solamente le fasce orarie tra le quattro e le otto della mattina. Fecero giocare le partite in quella fascia oraria, anche se trasmettevano solamente quelle in cui c'erano i loro giocatori in prestito”.
“Ma perché, nonno, il Toro scomparve?”
“Mah, i motivi furono svariati, le colpe molteplici; persino noi tifosi ci mettemmo del nostro, con i nostri errori”.
“Tifosi? E cosa sono i tifosi?”
“Che sbadato, intendevo dire gli utenti, una volta venivamo etichettati così. Non tutti però, quelli della giuve rimanevano tifosi, noi invece fummo immediatamente definiti "ultras", quando per ultras allora si intendeva un qualcosa di simile alla parola "barbaro". Qualche volta non ne ebbero nemmeno torto. Una volta col Milan ci fu un tentativo di invasione e degli incidenti. I tifosi di Milan e Giuve invece erano liberi di picchiarsi tra di loro e contro i poliziotti e di assalire a pietrate i pulmann delle squadre avversarie, tanto non li punivano mai”.
“Ma perché hai detto che anche voi utenti, pardon tifosi, avevate delle colpe?”
“Certo che avevamo delle colpe, quando finisce qualcosa non è mai colpa di uno soltanto. Noi avevamo molte attenuanti, e per molto tempo le abbiamo avute, ma abbiamo sempre fatto poco per la causa. Spesso ci siamo persi nei rimpianti e nei ricordi, spesso abbiamo creduto che il nostro concetto di calcio fosse la nostra salvezza, e invece rappresentò la nostra rovina. Eravamo sempre molto attaccati alle nostre radici, alle nostre icone, ma spesso in maniera morbosa, quasi maniacale. Spesso il passato era per noi come una scappatoia, utilissima per non vedere lo schifo che avevamo davanti a noi: spesso ci rifugiavamo nel passato per non affrontare i problemi che ci capitavano pian piano. Alla lunga, credo, questo fu dannoso per noi. Sia chiaro, non rimpiango nulla di quello che feci, ma col senno di poi forse cambierei qualcosa. Magari mi incazzarei di più contro gli obiettivi maligni che tutti avevamo prima individuato salvo poi abituarcene. Addirittura c'era qualcuno che lo ringraziava”.
“Ma di chi stai parlando?”
“Di un misterioso personaggio che di punto in bianco diventò il padrone del Torino. Lo stesso che costruì quegli osceni palazzi sul terreno là dove il Grande Torino [lacrimuccia] fece godere i nostri nonni. A proposito, hai visto che data è oggi?”
“Sì, è il 4 maggio 2049”
“Già. Esattamente 100 anni fa quella squadra si schiantò su Superga, quella Basilica oggi sede della farmacia della Giuventus”.
“Ma nonno, la Giuventus è stata anche una squadra di calcio?”
“Eh sì. In principio era una squadra di calcio, poi col tempo ampliò i suoi orizzonti verso tutto ciò che produceva contante: inizialmente si costruì un centro commerciale, quindi entrò nel ramo immobiliare, poi televisivo. Poi sfruttando il loro marchio cominciarono a produrre tutto, preservativi, radioline, infissi, libri, computer, robot, persino armi chimiche. Pian piano che cresceva il loro fatturato diminuiva l'interesse per il calcio. Un bel giorno finì anche il calcio, ma la colpa era di tutte le altre squadre che non erano state al passo dei tempi con la giuventus, che pian piano si ritrovò a giocare da sola. I manager, ai tempi, fecero ricorso contro quelle stesse società per scucire un rimborso che ottennero; con qui soldi si costruirono la casa sulla luna. Oggi abitano ancora lì, hanno scoperto l'elisir della giovinezza: pensa che con quaranta grammi di creatina al giorno, per 20 anni di fila, il tuo corpo ringiovanisce di un anno per grammo”.
“Ma almeno qualche cosa di buono l'hanno fatto, hanno scoperto l'elisir della giovinezza, potremo usufruirne tutti!”
“E qui ti sbagli. Quando ero giovane io Giraudo aveva 57 anni ed era un ottimo manager. Lavorava per la giuve, ma onestamente era uno che con i soldi ci sapeva fare. Aveva un difetto, pensava solo a se stesso. Se solo avesse portato qualche novità utile per tutti anziché tirare l'acqua solamente al proprio mulino, forse saremo ancora qui a parlare di calcio. E invece loro non l'hanno mai fatto, né col calcio tantomeno con l'elisir della giovinezza. Se lo sono tenuti per loro. Ora lui ha 103 anni, ma ne dimostra 15, io ne ho 69 e li dimostro tutti”.
“Quindi nonno noi non andremo mai sulla luna?”
“Purtroppo no, il progresso se lo sono tenuti tutto loro”.
“E non potremo mai usufruire della lozione della giovinezza?”
“Credo proprio di no, rassegnati. E se ci riesci incazzati. Magari ottieni qualcosa. Noi, da giovani, non c'eravamo riusciti”.
“Che rabbia, nonno!”
“Evabé, cosa vuoi farci.. Ti saluto, ora vado al bar a prendermi un caffé. Laggiù c'è ancora una foto del Grande Torino”.
“Davvero? Nonno.. posso venire con te?”
“..e me lo chiedi?”
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