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Se fossimo tifosi normali
Se fossimo tifosi normali non saremmo tifosi del Toro.
E se il Toro fosse una squadra normale non avrebbe bisogno di gente come noi.
E’ impossibile da capire per chi non c’è dentro. E’ dura da spiegare a chi, come fa la maggioranza degli appassionati, rivolge le proprie simpatie verso altre compagini, che consentono di gioire più spesso per le loro vittorie, di lottare sempre, o molto spesso, per obiettivi considerati importanti e prestigiosi.
A noi di tutto ciò poco importa, mostriamo un anomalo distacco dal modello di calcio considerato oggi vincente, una mancanza d’attrazione che non deriva dal fatto che non ne facciamo più parte da parecchio tempo. Se così non fosse sarebbe stato semplice indirizzare altrove la nostra attenzione, viviamo a fianco di tale modello. E’ il nostro vicino di casa, ed è il più potente di tutti.
Sarebbe stato normale, dopo anni di dirigenti avventurieri, inadeguati, a volte offensivi e sprezzanti delle nostre radici, mollare tutto. Lasciare che una squadra, con le maglie granata e con il nome Torino, caracollasse inosservata per i campi di calcio, senza infamia e senza lode, senza onore né gloria. Una squadra come tante.
Ma la storia del Toro non è una vicenda comune, un’ordinaria alternanza di periodi belli e brutti. E’ composta da troppi risvolti tragici, da tante battaglie combattute contro l’arroganza al potere, da periodiche resurrezioni in faccia a mille ostacoli, naturali o furbescamente preordinati. Tutte cose che si frappongono tra noi ed un’ordinaria passione sportiva.
Per questo non possiamo essere tifosi normali, non ci è concesso e non lo vogliamo. Noi non presenziamo a semplici partite di calcio, noi sosteniamo un amico.
Diviene però ogni giorno più difficile, soprattutto per i giovani, resistere al bombardamento mediatico che li condiziona nel tentativo di conformarli al pensiero sportivo unico: una massa enorme di persone abituate fin dall’infanzia ad essere teleguidate nelle proprie scelte.
Cloni, come la pecora Dolly, a suo tempo presentata erroneamente come il primo esperimento riuscito di duplicazione animale. Dovevano informarsi meglio: noi granata conosciamo da decenni il fenomeno della clonazione degli ovini, dovendone affrontare quotidianamente interi branchi! Tanto numerosi quanto prevedibili e banali.
Resistiamo. Con tutti mezzi che abbiamo a disposizione, che sono, visti i presupposti, differenti rispetto a quelli cui altri attingono. Non siamo provvisti di torme d’ossequiosi personaggi famosi e influenti, quotidianamente alla ribalta sui mezzi d’informazione. Non abbiamo quasi nessuno che ci rappresenti e si renda portavoce dei nostri malumori, delle nostre speranze, della nostra atipicità e della nostra passione.
Allora usiamo tutto ciò che questi sentimenti ci spingono a trovare. Organizziamo trasmissioni televisive su piccole emittenti locali, che risultano seguitissime. Pubblichiamo giornali satirici unici nel loro genere, libri di poesie o di racconti, nessuna tifoseria ne ha redatti un numero comparabile al nostro. Creiamo e gestiamo siti internet, lavorandoci nel tempo libero e utilizzando tutte le nostre risorse culturali, insaporendole di fantasia e originalità, da sempre alcune delle nostre armi migliori.
Non ci basta. La nostra passione ci spinge a cercare costantemente modi più efficaci per esprimerci, per dare più armi alla nostra battaglia contro un sistema-calcio che tenta di estinguere ogni voce fuori dal coro, di limitarne la visibilità, di trasformare il campionato di calcio ad un perenne tormentone con tre soli protagonisti a disputarsi le attenzioni e tutti gli altri ad fare da comprimari.
Non riusciranno a chiudere anche noi nel recinto. Forse saremo una congrega di romantici sognatori anacronistici, ma resisteremo sempre e comunque.
A partire da adesso con un’arma in più: l’Unione dei Siti Granata, nata per aggregare i mille rivoli di passione presenti sulla rete, attraverso il legame di un comune filo conduttore: l’amore per il Toro e la difesa delle sue peculiarità. Una voce che cercherà di essere allo stesso tempo propositiva e di vigilanza, che tenterà di riassumere ed evidenziare le prerogative uniche del nostro modo di essere tifosi. Che non si collocherà come alternativa a quanto già esiste, ma cercherà di dargli più vigore, mediante l’analisi ed il superamento delle diverse sfumature presenti. Che cercherà di promuovere iniziative attuabili e concrete, dalla più semplice alla più ambiziosa.
E’ forse un progetto pretenzioso e difficile, un po’ come pensare di realizzare tre gol in quattro minuti durante un derby, o come segnare al portiere della Nazionale con un pallonetto da trenta metri di distanza. Occorrono enormi qualità ed orgoglio. Doti che conosciamo bene e nelle quali crediamo… Noi non siamo tifosi normali.
Michele Monteleone
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